Sindrome della crocerossina: preoccuparsi degli altri e trascurare se stessi

Chi è la crocerossina? Perché si soffre di questa sindrome?

Quando si parla della sindrome della crocerossina, nota anche come sindrome di Wendy, molte persone pensano che sia qualcosa di superato, appartenente alle generazioni passate (genitori e nonni). Nulla di più falso. Il bisogno di curare il nostro partner, di dedicargli completamente noi stessi, e di anteporre i suoi bisogni ai nostri è qualcosa che accade quotidianamente anche oggi.

Molte donne, ma anche uomini, fanno l’errore di “amare troppo”, perdendo in questo modo la loro autostima. È quindi fondamentale impegnarsi per trovare un equilibrio. Si può adorare il proprio partner, amare dal profondo del cuore genitori o amici, ma non si deve mai dimenticare i propri bisogni. Nulla dev’essere più importante della nostra crescita personale. In questo articolo, andremo a scoprire che cos’è e cosa comporta la sindrome della crocerossina.

Sindrome della crocerossina o di Wendy

Vi ricordate le personalità di Wendy Darling e Peter Pan, i personaggi del famoso libro di James M. Barrie e del fortunatissimo film d’animazione targato Walt Disney? Peter è un ragazzino che si rifiuta di crescere. Non vuole avere le responsabilità di un adulto, e vive una vita di avventure, rifuggendo stabilità e maturità. Peter Pan, di conseguenza, rappresenta l’immaturo. Non solo non è in grado di assumersi la responsabilità della propria vita, ma anche di quella degli altri.

E Wendy? Lei è una ragazzina che, dal primissimo giorno, si fa carico di pulire la casa, di badare ai “bimbi sperduti”, e persino di ricucire l’ombra di Peter al suo posto in modo che lui non debba più preoccuparsi di perderla. Lei dà tutta se stessa agli altri, perché è questo che la rende felice. Lo stesso vale per la crocerossina: esiste solo in funzione degli altri.

Caratteristiche di chi è affetto dalla sindrome della crocerossina

Chi è affetto dalla sindrome della crocerossina:

  • antepone i bisogni degli altri ai propri;
  • sente il bisogno di fornire assistenza e prendersi cura degli altri, perché sa che, così facendo, li renderà felici;
  • sacrifica i propri desideri e tutto ciò che ha o ritiene più importante per gli altri;
  • si sente felice solo quando fa qualcosa per gli altri;
  • ritiene che il suo preoccuparsi e badare all’altro sia un modo di dimostrare amore;
  • agisce liberamente e consapevolmente, perché lo desidera. Non è mai obbligato da nessuno.

Spesso, queste persone si legano ad un partner o ad una persona che soffre della sindrome di Peter Pan, ovvero soggetti immaturi, spesso problematici, ma proprio per questo perfetti per soddisfare la missione della crocerossina: aiutare l’altro in modo da diventare per lui indispensabile.

Cause

Chi soffre della sindrome della crocerossina ha paura di due cose: di non essere più utile all’altro e di rimanere da soli. L’idea di non avere nessuno a cui badare li terrorizza, perché questo è l’unico modo in cui si sentono individui di valore, necessari, e in cui possono dimostrare il loro amore. La predisposizione alla sindrome dipende dalla personalità del soggetto, dall’ambiente in cui è cresciuto e dall’educazione ricevuta, ma anche dal suo vissuto (essere stati abbandonati da piccoli, essere stati lasciati dal proprio partner, etc). Ad esempio, chi non ha mai ricevuto dimostrazioni di affetto da piccolo, potrebbe credere di non meritarsi amore, se non a fronte di impegno e/o sacrifici.  

Possibili pericoli

C’è un aspetto importante da tenere a mente. I crocerossini sono felici di poter aiutare e occuparsi degli altri, ma spesso arrivano ad un punto in cui sentono di non stare ricevendo nulla in cambio del loro immenso amore e dedizione, e che gli altri potrebbero approfittarsi di loro e manipolarli. Questi pensieri li fanno sentire frustrati e sottovalutati e, di conseguenza, li rendono facili vittime della depressione.  

Aiutare gli altri è sbagliato?

Dovremmo quindi smettere di curarci degli altri? O di preoccuparci di chi amiamo? Assolutamente no. I nostri partner, le nostre famiglie, i nostri figli rappresentano una grossa fetta della nostra vita, sono parte della nostra identità e sono le indiscusse fondamenta della nostra quotidianità. Tuttavia, in qualsiasi tipo di relazione, è importante mantenere un sano equilibrio e considerare i seguenti aspetti:

1) Crescita personale

Non dimentichiamoci mai quanto è importante la nostra crescita personale, avere il nostro spazio, i nostri hobby, i nostri valori da difendere e la nostra autostima di cui preoccuparci. Se diamo tutto agli altri, finiremo inevitabilmente per sentirci vuoti e insoddisfatti, frustrati e tristi. E cosa possiamo fare di buono per gli altri, se noi stessi siamo infelici?

2) Energia positiva

Se siamo in grado di essere orgogliosi di noi stessi, se ci sentiamo felici, se abbiamo una buona stima di noi stessi e siamo autosufficienti, siamo anche in grado di donare energia positiva agli altri. I nostri sentimenti positivi contageranno anche loro.

3) Meritiamo di essere amati

Possiamo occuparci del nostro partner o di qualcuno che amiamo, ma dobbiamo ricordarci che anche noi ci meritiamo qualcuno che si prenda cura di noi, che ci riconosca e ci dia valore come individui a noi stanti. In questa ricerca di equilibrio, tutti dovrebbero vincere e nessuno perdere. Se per essere felici dobbiamo aiutare gli altri, ben venga, ma ciò non significa che possiamo trascurare noi stessi. Coltiviamo la nostra felicità per essere in grado di offrirla agli altri.

Hai bisogno di supporto specifico sul tema affrontato in questo articolo? Scarica subito l'App di Cozily!

Anna Galtarossa

Specializzata in Psicoterapia Sistemico-Relazionale, utilizzata considerando la persona all'interno dei contesti relazionali di cui fa parte per poterle offrire sostegno in un momento di disagio e di difficoltà.

L’App di Cozily può fare per te: una chat anonima con un professionista della materia, direttamente sul tuo smartphone.

Qui sotto i link per scaricarla! I primi 2 giorni conoscitivi sono gratuiti.