Dipendenza dal lavoro: sempre più connessi con lo smartworking

Lavorare da casa può essere un'arma a doppio taglio e portarci a sviluppare una vera e propria dipendenza dal lavoro. Come fare a disconneterci?

La dipendenza dal lavoro, chiamata in inglese workaholism, viene da sempre considerata qualcosa di cui andare fieri, ma in realtà è una disfunzione vera e propria. In questo particolare momento storico, in cui le aziende hanno optato per lo smartworking, è particolarmente facile correre il rischio di rimanere sempre connessi e di sviluppare una dipendenza dal lavoro. Se rispondete a email e chiamate di capi e colleghi a tutte le ore, weekend compreso, probabilmente ne soffrite anche voi. Ecco alcuni consigli per migliorare il vostro rapporto con il lavoro e vivere la vostra vita con più serenità.

  1. Riconoscere il problema

Come per tutte le dipendenze, il primo passo – ed il più cruciale – è riconoscere di avere un rapporto malsano con il proprio lavoro. Se per alcuni è piuttosto ovvio ammettere di essere sempre connessi, per altri non lo è affatto. Queste persone hanno bisogno di qualcuno di esterno che li aiuti a visualizzare la realtà della loro dipendenza. Dal momento che è socialmente apprezzabile lavorare tanto, è difficile rendersi conto che si è passati dalla dedizione alla compulsione. 

  1. Lavorare meglio, non di più

Molto spesso chi soffre di dipendenza dal lavoro è qualcuno che non riesce ad organizzarsi. Senza obiettivi precisi, un carico di lavoro adeguato, o la capacità di dire di no o chiedere aiuto agli altri, ci si ritrova a dover lavorare più a lungo semplicemente per restare a galla. Per lavorare meglio, e non di più, è importante conoscere i propri limiti.  Siamo sensibili alle scadenze strette? C’è un’attività che ci risulta particolarmente difficile? Un collega con cui non ci troviamo bene, magari anche per nostri pregiudizi? Riconoscere queste problematiche e affrontarle è fondamentale per risparmiare tempo e conflitti interiori.

  1. Smettere di minimizzare

Abbiamo sempre creduto che l’unico modo per avere successo nella vita sia lavorare il più possibile, mettendo il lavoro al primo posto, quindi sembra quasi assurdo rendersi conto che fare la cosa giusta, o meglio quello che la società ci chiede, ci porta ad autodistruggerci. Ecco perché è fondamentale riconoscere che la dipendenza dal lavoro è una dipendenza come qualsiasi altra. Non è dedizione, non è qualcosa di cui andare fieri o da ammirare. È una dipendenza frutto di angoscia mentale, che trasforma il lavoro in una compulsione devastante, a cui non riusciamo a rinunciare nonostante i danni che provoca alle nostre relazioni, e alla nostra salute fisica ed emotiva.

La dipendenza dal lavoro, se non correttamente trattata, può portare a sviluppare dipendenze ancor più pericolose, come quelle da alcol o droga. Chi non riesce mai a disconnettersi può arrivare a manifestare sintomi fisici come mal di testa, mal di schiena, problemi gastrointestinali, dolori alle articolazioni, e sintomi emotivi, come stress, ansia, depressioneattacchi di panico.

  1. Sviluppare meccanismi di difesa più sani

La dipendenza dal lavoro è un meccanismo di difesa malsano, che viene creato a livello inconscio per distrarsi o fuggire da altri disturbi mentali, come ansia, depressione e traumi. Tuttavia, è anche possibile che sia alla radice di questi disturbi. Si sviluppa la dipendenza dal lavoro, che porta a sviluppare altri disturbi mentali, ma si continua a lavorare per non affrontare il disagio che deriva da questi disturbi. È un circolo vizioso. Costruirsi una routine di meditazione e mindfulness è la maniera più efficace per imparare a disconnettersi. Più si è consapevoli del problema, più è facile prendersi cura di noi stessi e crearci la vita che davvero vogliamo.

Se non riusciamo a liberarci dalla dipendenza dal lavoro da soli, rivolgiamoci senza timore a un terapeuta professionale. Individuando insieme a noi le problematiche che stanno alla radice della nostra dipendenza, ci darà gli strumenti per sconfiggerla. Cozily può metterci in contatto con uno psicologo con un semplice clic.

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Stefano Marina

Specialista in interventi su misura per la persona, approccio dinamico con integrazioni di approcci cognitivo-comportamentale e sistemico-relazionale. Target principali sono il giovane adulto e l’adulto, la coppia e la famiglia, i gruppi.

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