Come smettere di dipendere dall’approvazione degli altri

Consigli per smettere di basare la propria vita sui giudizi altrui

Probabilmente sapremo già che scrollare tutto il giorno su Facebook e Instagram è dannoso per la nostra salute mentale. È stato ampiamente dimostrato che l’utilizzo eccessivo dei social media porta a ansia e depressione, soprattutto negli adolescenti e nei bambini. Anche se molti di noi sono consapevoli che i social ci inducono a paragonarci costantemente agli altri in maniera malsana e morbosa, non riusciamo a smettere di cercare i “like”. Questo perché quello di cui abbiamo davvero bisogno è l’approvazione degli altri, un bisogno che va ben al di là della dipendenza da social.

Quando l’approvazione altrui diventa malsana

Il capo ci dice “ben fatto.” Prendiamo 30 e lode all’esame. Il nostro partner ci dice che siamo molto carini. Questi sono tutti esempi di approvazione esterna: conferme che provengono da fonti altre, diverse da noi. Non è sbagliato di per sé dipendere dall’approvazione degli altri. Da bambini, questa dipendenza serve a imparare come comportarsi: se faccio bene, vengo premiato; se faccio male, vengo sgridato. Da adulti, questa ci serve per imparare a vivere nella società: elaboriamo le critiche che riceviamo per poter collaborare meglio con i nostri pari. Il problema è quando l’approvazione altrui diventa la bussola della nostra vita.

È altrettanto malsano anche evitare di prestare ascolto a qualsiasi opinione esterna. Se il nostro capo ci chiede di apportare delle modifiche al nostro progetto o un professore ci chiede di approfondire ulteriormente un argomento per l’esame, dovremmo ignorare il feedback? Tutto sta nel trovare il giusto equilibrio: accettare le critiche costruttive evitando che la nostra autostima dipenda completamente dall’approvazione altrui.  

Dipendenza dall’approvazione degli altri: comportamenti caratteristici

Non essere in grado di confrontarsi con gli altri e di dissentire, cambiare idea in base all’approvazione o alla disapprovazione di qualcun altro, far dipendere la propria autostima dai giudizi altrui: questi sono tutti esempi di dipendenza negativa dall’approvazione esterna. Se i nostri progetti di vita e persino i nostri obiettivi a breve termine sono guidati da criteri esterni, se non abbiamo una vera consapevolezza di quello che vogliamo e di cosa ci soddisfa, finiremo per essere infelici o addirittura depressi. La dipendenza malsana dall’approvazione degli altri è molto comune tra le persone di successo. Lodate per gli ottimi voti o le eccellenti prestazioni, non sono abituate a gestire errori e fallimenti e, private delle conferme esterne, finiscono per chiedersi chi sono, mettendo in dubbio la loro autostima.

Impariamo a auto-validarci

Come si pratica l’auto-validazione? Il primo passo è imparare a conoscersi. Cos’è che ci motiva? Quali sono i nostri valori? Non quelli del nostro capo o dei nostri genitori, i nostri. Bisogna avere successo, guadagnare bene, avere una casa di proprietà e sposarsi. Questi sono gli obiettivi di vita che solitamente la società e la famiglia ci impongono, quelli per cui si cerca l’approvazione altrui, ma sono davvero quelli che vogliamo raggiungere? Significano davvero qualcosa, nel concreto, per noi? La felicità che proviamo quando gli altri approvano il nostro status sociale non è quella vera; è destinata a esaurirsi in fretta, lasciandoci insicuri e frustrati. Perché cerchiamo conferme? E da chi le vogliamo? Non dobbiamo agire in base all’immagine che gli altri hanno o che vorremmo avessero di noi, ma in base alla nostra volontà.

Quando l’approvazione esterna guida le nostre azioni

Dopo aver consegnato un progetto importante a scuola o al lavoro, è probabile che ci sentiremo ansiosi e che passeremo il tempo a immaginare le critiche che potremmo ricevere o a tormentarci per quell’errore che non abbiamo corretto. Ma queste reazioni sono basate sulle emozioni che quella situazione ha suscitato, non sono razionali. Cosa fare in questi casi? Cerchiamo di visualizzare il contesto in cui cerchiamo approvazione da un punto di vista esterno, ad esempio quello del nostro migliore amico, rimuovendo le emozioni per analizzarlo in maniera razionale.

Re-immaginare una situazione aiuta

Ci sono due modi in cui possiamo immaginare o ricordare qualcosa: uno è farlo attraverso i nostri occhi, come se fossimo ancora lì, l’altro è dissociandoci, come se stessimo guardando l’evento attraverso una macchina da presa. Il primo modo rende il ricordo molto più potente e ci fa rivivere l’esperienza, nel bene o nel male. Il secondo invece ci aiuta ad analizzarla razionalmente, senza perderci nelle emozioni. 

Spesso la nostra autostima dipende dall’approvazione che riceviamo dagli altri. Se il capo, il professore o un famigliare validano la nostra scelta, il nostro giudizio su noi stessi è positivo: ci sentiamo accettati, ci sentiamo buoni. Se non lo fanno, è negativo: ci sentiamo esclusi, cattivi. Visualizzare il contesto in modo razionale aiuta a rimuovere questo giudizio morale dall’equazione. Un comportamento non è mai buono o cattivo, è utile o meno utile, appropriato o meno appropriato.  Dobbiamo imparare a essere compassionevoli con noi stessi e non a biasimarci, in modo da riconoscere i nostri punti di forza e di debolezza e capire che non sono questi a definire il nostro valore.

Siamo gentili con noi stessi

La prossima volta che ci capiterà di smaniare per i “like” o di stressarci per quello che la gente pensa di noi o del nostro lavoro, facciamo un passo indietro. Estrapoliamo le emozioni dal contesto, esaminiamo i fatti concreti, chiediamoci perché ci interessa l’approvazione di quella persona. E siamo gentili con noi stessi. Ricordiamo che siamo esseri umani.

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Gabriella Piana

Specializzata in psicoterapia sistemico-relazionale, si occupa di supporto psicologico e psicoterapia individuale, di coppia e familiare.

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